Fase 3: ancora lontana se le cose non cambiano

Dopo le riaperture del post lockdown del 18 maggio, in Italia si prevede un graduale ritorno alla normalità che porterebbe alla Fase 3. Ma ancora si registrano dei casi di contagi significativi in quattro Regioni italiane. Si tratta di: Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia. Mentre è più positiva la situazione delle altre 17 Regioni. Che sono più vicine alla soglia di zero contagi.

Malgrado il calo generale dei casi di nuovi contagi Covid-19, in alcune zone si stanno di nuovo registrando. Dopo le riaperture delle attività e la distensione delle misure restrittive continuano i proclami verso il rispetto delle norme sulla sicurezza. Infatti il governo invita di continuo alla prudenza. Anche perché il comitato scientifico avrebbe inviato un documento segreto al Premier Conte.

Si tratta di un report nel quale si sono esaminati i dati sull’andamento del contagio. Che mostrano come lo spazio di manovra sulle riaperture non è molto ampio. Infatti il mondo scientifico ha fatto appello ad un livello di attenzione alto. Così è stata frenata la smania delle riaperture.

Di fatto in questo documento si delinea una prospettiva spaventosa se si aprisse tutto subito. Lo scenario ipotizzato farebbe pensare ad un rialzo spaventoso di contagi. Nel report si segnalerebbero dei numeri catastrofici. Ci potrebbero essere entro la fine dell’anno ricoveri pari a 430 mila. Dei quali 151mila in terapia intensiva.

Un’evenienza che aggraverebbe ulteriormente le condizioni della sanità in Italia. Portando al collasso l’intero sistema ospedaliero. Anche il numero di decessi aumenterebbe di molto, con migliaia di morti. Secondo lo scenario ipotizzato dal comitato scientifico il picco di terapie intensive sarebbe di 109 mila pazienti. Raggiungendo a fine anno la cifra risonante di 397 mila ricoveri. A quanto pare questi dati hanno fatto fare al governo un cambio di rotta.

Quando sarà possibile passare alla Fase 3 in Italia

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Così il premier Conte avrebbe optato per un atteggiamento più moderato nel Decreto Rilancio. Si è pianificata così una Fase 2 più cauta rispetto ai provvedimenti che si erano prospettati. Da parte sua, il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato un decreto dove si segnalano i criteri delle attività di monitoraggio del rischio sanitario per l’evoluzione della situazione epidemiologica. Qui si citano i criteri che le Regioni potranno valutare con il governo per avviare delle riaperture diversificate. Si tratta di voci quali: l’indice di contagio, i posti nelle terapie intensive, la capacità di monitorare l’andamento del Covid-19. Allo stesso modo il governo dovrà adottare gli stessi criteri per prescrivere le chiusure e le nuove zone rosse.

Una maggiore tolleranza che indirizzerà verso altre aperture potrà interessare le Regioni che rientreranno nei parametri. Potrebbero avere diritto a questa distensione: Veneto, Umbria, Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Campania, Abruzzo, Calabria, Basilicata, Sicilia. Per ora si prevede un ridotto allentamento per: Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle D’Aosta.

Ma anche per alcune province dell’Emilia-Romagna (Piacenza e Rimini) e delle Marche (Pesaro). Inoltre, la distensione non riguarderà ancora la parte occidentale del Veneto (Verona). Nel caso in cui la Fase 2 risulterà fallimentare, con una nuova ondata di contagi, le Regioni con il numero più alto di casi e di decessi potrebbero ritrovarsi in una nuova zona rossa. Così si dovrà rimandare il passaggio alla Fase 3.

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