Il pane capovolto non dovrebbe essere sulle nostre tavole, sapete il perché?

Secondo un’antica tradizione popolare tramandata fino ai giorni nostri, non si deve appoggiare sul tavolo il pane capovolto. Questo sarebbe un gesto di cattivo auspicio, portatore di grande sventura. Perché lo si considera convenzionalmente come una mancanza di rispetto verso i commensali. Oltre a non dover essere appoggiato capovolto, il pane non andrebbe neanche passato sottosopra a qualcun altro.

Una simile credenza popolare prevede due origini: una legata alla religione, la seconda che affonda le sue radici nella storia. Secondo la tradizione religiosa il pane simboleggia il corpo di Cristo, quindi non si può offrire capovolto, è come se si bestemmiasse.

Invece la spiegazione di tipo storico risale alla Francia in epoca medievale. La scaramanzia del pane sottosopra è alquanto arcaica e legata al valore che si attribuisce da sempre a questo alimento.

Infatti il pane è protagonista della storia fin dalla scoperta della lievitazione. Quindi da circa 5000 anni la vita umana ruota attorno ad un prodotto considerato un bene primario. Infatti la mancanza di questo alimento tra la popolazione ha innescato sommosse, rivolte e guerre. Senza poi trascurare i tanti episodi storici di insurrezioni per il prezzo del pane.

La memoria evoca ad esempio il periodo della Rivoluzione Francese con il malcontento del popolo pronto ad insorgere. Gli episodi più recenti da considerare, rimandano alla Primavera Araba. un termine che fa riferimento ad una serie di rivolte che hanno coinvolto l’Africa Mediterranea ed il Medio Oriente nel 2010. Tra le cause che hanno portato a tali esplosioni di malcontento c’è anche all’aumento del prezzo del grano e del pane. Il pane continua ad essere considerato un alimento sacro in diverse culture. E così anche i panettieri sono destinatari di grande ammirazione.

Il pane capovolto ed altre curiosità legate alla storia ed al rapporto con questo alimento

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In passato tra i segreti tramandati nel codice segreto tra i fornai figurava la credenza legata al pane capovolto: il pane del boia. La tradizione risale  alla metà del ‘400 in Francia grazie a Carlo VII, il Re Vittorioso. Un caposaldo della sua politica era la pena di morte. Per metterla in atto avviò una campagna di reclutamento di boia. Verso questa professione si indirizzava il disprezzo dei parigini.

Un’avversione mostrata anche dai fornai che preparavano un pane di bassa qualità da vendere ai boia. Una volta accortosi di tale pratica, Carlo VII emanò un decreto che invitava i panettieri a trattare i clienti allo stesso modo. Tra le righe il monarca fece sapere “che se non avessero accettato il boia come cliente, sarebbero diventati loro clienti del boia”.

I panettieri furono costretti ad accettare questa decisione del monarca anche se misero in pratica una velata protesta. Infatti porgevano il pane capovolto al boia. Così il re alla fine studiò una soluzione per evitare il disprezzo verso i boia. Da allora in poi avrebbero lavorato incappucciati, per non essere riconosciuti.

In passato i panettieri davano il pane peggiore al boia. Ma già nel ‘400 si offrivano alla clientela vari tipi di pane. Quindi fino al ‘900 i panettieri producevano tipi diversi di pane da distribuire in base alla classe sociale. Al vertice della piramide della società del tempo c’era il pane del Papa. Seguivano poi quelli destinati a: cavalieri, prete, scudiero. In questa piramide sociale del pane man mano che si scendeva verso la base il pane imbruniva. Invece in vetta era bianco mentre negli ultimi gradini era integrale. In fondo alla scala sociale poi si faceva con la polenta, la crusca, le fave, le ghiande. Alle persone più povere veniva conservato il pane destinato ai maiali.

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