Il riso bianco: conoscere meglio questo carboidrato spogliato

Il riso bianco, come il grano tenero, subisce un lungo processo per diventare raffinato. Così da essere portato in tavola. Nel suo lungo iter, ogni singolo chicco viene sbramato, sbiancato, spazzolato, lucidato, brillato.

Per diventare commestibile si parte dalla sbramatura, da cui deriva il riso integrale. Attraverso il processo di raffinazione si ottiene un prodotto alimentare privato di buona parte del suo valore nutrizionale che fornisce energia vitale.

Si stima la perdita di circa il 50% di elementi nutritivi quali: i minerali, le vitamine, le proteine, i grassi. In sostanza, la sua struttura biochimica appare simile a quella degli zuccheri semplici. Una condizione che si ritrova nei prodotti a base di farina bianca 00. Ecco perché il riso bianco si può assimilare ad un carboidrato raffinato come il pane bianco.

Ne deriva un alimento incompleto, in cui si concentra una buona quota di amido ossia di zucchero. Si precisa che l’uso della paraffina per la brillatura può causare dei danni a carico della mucosa gastrica. Invece, il silicato di magnesio contenuto nel talco può essere un composto cancerogeno per lo stomaco.

La valutazione del valore nutrizionale di tale prodotto mette in evidenza alcuni suoi difetti. Quindi, il riso bianco si digerisce rapidamente, per poi essere trasformato velocemente in zucchero. In più genera un senso di riempimento dello stomaco immediato, ma per un breve tempo.

Per tale ragione si consiglia la versione integrale perché si elabora lentamente. Come conseguenza il riso integrale produce una costante fonte di energia.

Il riso bianco: i suoi limiti alimentari

La superiorità nutritiva dei cereali integrali è ribadita da Roxanne B. Sukol, dottoressa della Cleveland Clinic. In particolare, la dottoressa definisce il riso bianco “carboidrato spogliato” perché privato del suo valore nutrizionale.

Sukol consiglia il consumo di carboidrati più nutrienti quali: la frutta, la verdura, i legumi. In più, questi alimenti hanno una ricca fonte di fibre che rallenta i tempi di conversione in zucchero.

Una buona quota di questi carboidrati raffinati si nasconde in tanti altri alimenti trasformati. Perciò è bene evitare di consumare frequente di carboidrati raffinati. Dal momento che sono responsabili dell’aumento di peso e dell’obesità.

Da quanto dimostrato da una recensione di 50 studi sulla dieta e sull’aumento di peso, pubblicati sulla rivista Food and Nutrition Research, i soggetti che hanno mangiato più chicchi raffinati tendevano ad acquisire più peso nel corso della sperimentazione. Invece chi mangiava più cibi integrali tendeva a prendere meno peso.

Cara Anselmo, nutrizionista e dietista del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, dichiara che i carboidrati raffinati si mangiano con più facilità. Come conseguenza di finisce per esagerare. Invece la nutrizionista invita a sostituire i carboidrati raffinati con cibi integrali. Dunque sarebbe meglio sostituire il riso bianco con quello integrale che assicura un’azione antinfiammatoria.

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