Ricominciare a vivere: racconto di una violenza

Purtroppo alcune violenze portano al femminicidio, altre a reagire fino a ricominciare a vivere. Ma non è facile, è necessario avere molta forza per ribellarsi alla violenza. Occorre denunciare per avere la possibilità di ricominciare a vivere veramente.

Ricominciare a vivere: il racconto

Eccolo…sento i suoi passi che rimbombano verso di me, sento la paura che sale, devo essere forte, devo sopportare, non devo far rumore.

Intanto sono qui, in un angolo della cucina, seduta a terra e ranicchiata come per proteggermi ma so che non servirà, lui è più forte di me. Sento nell’aria l’odore dell’acool, il suo, quello da cui non riesce a separarsi.

Dopo il lavoro, il bar, poi a casa e….finisce tutto. Finisce la pace, finisce la serenità, finisce l’allegria, finisce la vita…per me. I bambini dormono gia’, lui non è rientrato per la cena, aveva troppo da fare con gli amici dopo il lavoro. Speravo che non tornasse, come altre volte è successo, ma poi mi preoccupo per lui, lui non si rende conto.

E’ sempre piu’ vicino ed io tremo, vedo la sua ombra che cresce sulla parete, mi chiama ma io non rispondo, non mi esce la voce, ma so che è peggio, so che questo lo fa arrabbiare ancora di più. Ma io devo essere forte, devo sopportare, non devo far rumore.

E’ qui davanti a me, non alzo lo sguardo ma lo sento….sento la sua mano che si posa sulla mia testa, magari mi facesse una carezza, invece prende i miei capelli. Ho imparato a farmi una coda prima che lui arrivi, cosi’ fa meno male, cosi’ non si strappano come le prime volte.

Stringo i denti, lui vuol mangiare ma la cena ormai si e’ raffreddata, lui si arrabbia e mi schiaffeggia, il dolore lo sento scorrere dal viso al collo, dal collo alla schiena, dalla schiena alle gambe.

Lui continua, calci, pugni, per lui non sono una brava moglie, la cena è fredda, ed una brava moglie fa trovare la cena calda a qualunque ora.

Io non riesco ad alzarmi ormai, ma lui si è sfogato ed adesso smette, io devo solo sopportare un altro po’ e poi finalmente anche per oggi è finita, lui andra’ a dormire ed io posso guardarmi allo specchio e disinfettare le ferite, prendere un antidolorifico e finalmente stendermi nel letto.

Ecco, lui è andato a dormire, io vado in bagno, mi guardo allo specchio e piango, in silenzio, perche’ non posso fare rumore altrimenti i bambini si svegliano. Il volto tumefatto, il labbro sanguinante, un bernoccolo sulla fronte.

Ma è questa l’immagine che voglio vedere ogni sera? E’ questa la vita che voglio fare? E’ questo il modo in cui voglio crescere i miei figli? Con un padre che picchia la madre? E quale esempio sara’ per loro. E’ giusto per me? Io mi merito questo?

NO…..è la risposta a tutte queste domande, niente di tutto questo è giusto.

Forse è giunto il momento di cambiare qualcosa, ma se sto qui come sempre, non cambiera’ mai niente. Devo fare qualcosa. Lui dorme profondamente, non mi sentirà prendere i bambini e quelle poche cose che mi servono.

Esco di corsa con la piccola che dorme in braccio a me, il piu’ grande ancora mezzo addormentato per mano a cui continuo a dire di fare silenzio, una borsa con cio’ che serve per i bambini e nient’altro.

Riesco a prendere le chiavi della macchina e partire: Ma dove vado. Mi presento in caserma cosi’ come sono uscita da casa, un carabiniere mi guarda e non parla, poi mi fa sedere con i bambini in braccio. Faccio la denuncia, so che non sara’ facile ma da qualche parte dovevo iniziare….

DOVEVO INIZIARE A VIVERE

Ilaria Pasqualetti

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